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	<title>Daemon Life</title>
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	<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 08:53:30 +0000</pubDate>
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		<title>&#8230;Nel paese delle meraviglie!</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 20:29:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sembrava una buona idea. Ogni modem/router domestico Telecom venduto negli ultimi anni con l&#8217;abbonamento a Internet è stato pre-configurato con una password per l&#8217;accesso alla rete senza fili. Crittografia forte, 24 caratteri alfanumerici, nessun appiglio per tentativi di accesso basati su un dizionario, impensabile tentare tutte le possibili 36^24 combinazioni. I caratteri che compongono la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://astio.ciotoni.net/wp-content/uploads/2010/07/wpa_key.jpg" alt="wpa cracking" align="left" />Sembrava una buona idea. Ogni modem/router domestico Telecom venduto negli ultimi anni con l&#8217;abbonamento a Internet è stato pre-configurato con una password per l&#8217;accesso alla rete senza fili. Crittografia forte, 24 caratteri alfanumerici, nessun appiglio per tentativi di accesso basati su un dizionario, impensabile tentare tutte le possibili 36^24 combinazioni. I caratteri che compongono la chiave d&#8217;accesso appaiono del tutto casuali. Ma è proprio così? Ravanando nel codice disassemblato del firmware Telecom <a href="http://bit.ly/aIN59u" title="wireless security researchers" target="_blank">il gruppo di hackers &#8220;White Hats&#8221;</a> ha scoperto che, in realtà, la chiave necessaria ad accedere alle reti &#8220;Alice-xxxxxxxx&#8221; viene generata deterministicamente a partire da due parametri: il nome della rete e l&#8217;indirizzo hardware della scheda wi-fi del dispositivo. Entrambe le variabili sono pubblicamente accessibili nelle prossimità della rete e, date in pasto a <a href="http://bit.ly/bUXf36" title="il sito di evilsocket" target="_blank">un software che implementa l&#8217;algoritmo ricostruito dal team</a>, possono essere utilizzate per recuperare la password in pochi istanti.</p>
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		<title>T.A.Clouds</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 13:34:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno degli incantesimi più potenti del marketing è la profezia che si autoadempie. Più o meno nel 2008, le multinazionali del web hanno deciso che il Cloud Computing è l&#8217;inevitabile futuro dell&#8217;informatica. In questo paradigma, l&#8217;utente delega alla rete la gestione degli applicativi e dei dati personali, che non si trovano più sul suo hard [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://astio.ciotoni.net/wp-content/uploads/2010/06/skyscraper_clouds.png" alt="cloud computing" align="left" />Uno degli incantesimi più potenti del marketing è la <em>profezia che si autoadempie</em>. Più o meno nel 2008, le multinazionali del web hanno deciso che il Cloud Computing è l&#8217;inevitabile futuro dell&#8217;informatica. In questo paradigma, l&#8217;utente delega alla rete la gestione degli applicativi e dei dati personali, che non si trovano più sul suo hard disk, ma in rete, sui server degli stessi profeti. C&#8217;è da chiedersi -a questo punto- cosa accadrà quando anche noi, utenti e comunità di utenti, avremo la possibilità di avere delle Nuvole tutte nostre, e di farci quello che ci pare. Wpacracker è uno dei primi frutti mutanti del Cloud: un cluster di calcolo dedicato a forzare password di reti wi-fi. Se agganciarsi a una rete protetta di cui non si ha la chiave è spesso impossibile su un PC, quando 400 macchine lavorano all&#8217;unisono a provare tutte le parole possibili diventa una questione di minuti. Basta inviare 10Mb di traffico cifrato e 17$ a <a href="http://www.wpacracker.com" title="il sito di wpacracker" target="_blank">wpacracker.com</a>, per ricevere in breve tempo una email con la preziosa parola chiave.</p>
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		<title>Go Text Go</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 15:21:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fino a non molti anni fa, inviare SMS dal web era una pratica diffusa, semplice e gratuita. Molti siti mettevano a disposizione un semplice form nel quale inserire il testo e il numero di telefono del destinatario; l&#8217;invio era a un click di distanza. Da qualche tempo questa banale operazione è stata inutilmente complicata da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://astio.ciotoni.net/wp-content/uploads/2010/05/tel_girl.jpg" alt="ragazza al telefono - roy lichtenstein" align="left" />Fino a non molti anni fa, inviare SMS dal web era una pratica diffusa, semplice e gratuita. Molti siti mettevano a disposizione un semplice form nel quale inserire il testo e il numero di telefono del destinatario; l&#8217;invio era a un click di distanza. Da qualche tempo questa banale operazione è stata inutilmente complicata da portali e provider di telefonia. I pochi siti che ci permettono di inviare messaggi richiedono una registrazione, impongono dei limiti sul numero di invii, vogliono conoscere il nostro numero di telefono, a volte pretendono persino del denaro. A mitigare tutte queste scocciature ci pensa <a href="http://www.gotext.org" title="il sito di GoText" target="_blank">GoText</a>, un software per PC e cellulari che consente l&#8217;invio gratuito di SMS in tutto il mondo, convogliando in un unica interfaccia tutti i servizi di messaggistica web conosciuti. Con GoText sarà sufficiente sobbarcarsi per una sola volta la trafila di registrazione ai servizi di propria scelta prima di iniziare a gestire gli invii in maniera immediata, come è giusto che sia.</p>
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		<title>Ikea Hackers</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 08:58:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La multinazionale dell&#8217;arredamento per eccellenza - Ikea - ha costruito tutto il suo successo sui costi estremamente accessibili dei suoi prodotti. Come è noto, questo vantaggio competitivo si basa sulla progettazione e sulla vendita di prodotti smontati, confezionati in scatole piatte. Una volta arrivato a casa, l&#8217;acquirente è solo con il foglio delle istruzioni. Ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://astio.ciotoni.net/wp-content/uploads/2010/05/ieak_corp.jpg" alt="ieak corp" align="left" />La multinazionale dell&#8217;arredamento per eccellenza - Ikea - ha costruito tutto il suo successo sui costi estremamente accessibili dei suoi prodotti. Come è noto, questo vantaggio competitivo si basa sulla progettazione e sulla vendita di prodotti smontati, confezionati in scatole piatte. Una volta arrivato a casa, l&#8217;acquirente è solo con il foglio delle istruzioni. Ed è forse in seguito a un manuale di montaggio particolarmente enigmatico che nasce il progetto <a href="http://ikeahacker.blogspot.com" title="il blog degli hacari del legno" target="_blank">&#8220;Ikea Hacker&#8221;</a>, un blog che raccoglie le creazioni dei clienti. Dalle più piccole modifiche allo stravolgimento completo della funzione e della forma, Ikea Hacker ha accumulato in quattro anni migliaia di progetti, minuziosamente raccontati dai bloggers. Se vi trovate perplessi di fronte alla famigerata cassettiera Hemnes, magari dopo aver smarrito una delle preziosissime viti, non disperate: prima di prendere l&#8217;accetta, date una chance a Ikea Hacker.</p>
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		<title>Google Hacking Database</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 18:23:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Su Google si trova tutto. Anche troppo. Johnny Long, hacker, pirata, ninja e fervente cristiano, mantiene da anni un particolare archivio di stringhe di ricerca. Lo scopo del Google Hacking Database è quello di raccogliere tutte le queries che portano alla luce contenuti &#8220;riservati&#8221;, utilizzando le funzionalità avanzate di Google e sfruttando la disattenzione di chi mette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://astio.ciotoni.net/wp-content/uploads/2010/05/johnny_long.jpg" alt="johnny long" align="left" />Su Google si trova tutto. Anche troppo. Johnny Long, hacker, pirata, ninja e fervente cristiano, mantiene da anni un particolare archivio di stringhe di ricerca. Lo scopo del <a href="http://bit.ly/3DaDZR" title="il sito di johnny long" target="_blank">Google Hacking Database</a> è quello di raccogliere tutte le queries che portano alla luce contenuti &#8220;riservati&#8221;, utilizzando le funzionalità avanzate di Google e sfruttando la disattenzione di chi mette online informazioni sensibili. Inserendo la stringa giusta nella maschera del motore di ricerca, si dischiude un mondo segreto di password, cartelle riservate, informazioni sugli acquisti online o vulnerabilità software. La cosa più divertente è l&#8217;accesso ai dispositivi che si trovano online. Nell&#8217;illusione di anonimato fornita dalla rete, molti utenti mettono a disposizione del mondo intero i propri gingilli tecnologici. Dopo una rapida ricerca, un utente malizioso può divertirsi a stampare un messaggio ad Hong Kong, accedere al router di un network francese, o pilotare una telecamera in una campagna dell&#8217;Idaho.</p>
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		<title>Cose dell&#8217;OtherOS!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 08:08:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal lancio della console Playstation3 ad oggi, Sony ha deciso di inserire negli aggiornamenti software distribuiti agli utenti dei veri e propri downgrade funzionali. Un controsenso che ha visto sparire per strada l&#8217;emulazione PS2, il supporto ad alcuni formati audio e, per ultima, la possibilità di installare un altro sistema operativo, tipicamente GNU/Linux, a fianco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://astio.ciotoni.net/wp-content/uploads/2010/04/cell_ps31.jpg" alt="folding@hom su ps3" align="left" />Dal lancio della console Playstation3 ad oggi, Sony ha deciso di inserire negli aggiornamenti software distribuiti agli utenti dei veri e propri downgrade funzionali. Un controsenso che ha visto sparire per strada l&#8217;emulazione PS2, il supporto ad alcuni formati audio e, per ultima, la possibilità di installare un altro sistema operativo, tipicamente GNU/Linux, a fianco dell&#8217;OS nativo. Una decisione gravissima se si pensa che la scena Linux sulla PS3 va molto al di la degli smanettoni domestici. La possibilità di eseguire qualsiasi software sulla console unita alla disponibilità di una CPU particolarmente adatta al calcolo numerico ha portato a numerosi esperimenti scientifici di calcolo parallelo. Nel 2007, ad esempio, l&#8217;Università di Stanford ha sperimentato con successo una configurazione cluster di PS3 per la ricerca biomedica. Nell&#8217;attesa che Sony ci ripensi, <a href="http://bit.ly/4D1Q77" title="il blog di geohot" target="_blank">l&#8217;hacker americano geohot sta sviluppando una patch che ripristina il supporto OtherOS</a>. Nel frattempo, gli utenti PS3 sono invitati a non aggiornare il proprio sistema.</p>
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